Marcasar – Mark – Malta

La pagina di Skyscanner davanti a noi, solo pochi giorni prima della partenza del tanto agognato viaggio per le vacanze di Natale, e ancora non abbiamo la minima idea di dove andare. Cliccando freneticamente su quei telefoni per trovare qualcosa di cheap, ma che fosse figo. Qualcosa di caldo, ma no troppo. e per di più, qualcosa che nessuno dei due avesse mai visto. Insomma, stavamo impazzendo. 

Ma come quasi sempre accade, io e Heather, sempre molto spontaneamente e con la nostra sete di improvvisazione, trovammo quello che faceva al caso nostro – Malta.

Quando si pensa a quell’isola, viene in mente tutto, meno che di trovare una rara perla delle fermentazioni. Infatti, avevo anche provato a darle una possibilità, spulciando google alla ricerca di birrifici maltesi – ma la situazione era risultata un po’ scarna di progetti interessanti (pur essendo stata una colonia britannica per centinaia di anni). Ed è così che, arreso all’eventualità di bere birre da centro scommesse, ci dirigemmo verso sud, senza troppi piani.,

Proprio per quel motivo, dal 26 dicembre al 31, vagabondammo a giro per l’isola con il nostro motorino, assaggiando cibi mezzi arabi, mezzi greci e mezzi italiani, inseguendo tramonti sul mare e con le nostre birre da centro scommesse, o “emergency beers” (come piace chiamarle alla mia dolce metà) – in questo caso, birraccia Cisk da 44cents a lattina.

Il 31 pomeriggio però, seduto sulla tazza e con il telefono in mano, la rivelazione!

Mark Cassar – produttore di vini naturali con metodo Qvevri.”

Chiamo Heather urlando dal bagno:

“Babe! I found a guy I want to go visit! Babe, he is crazy! I want to meet him, now! He makes natural wines! But today it’s New Year’s Eve, no way he is there.” (Babe! Ho trovato uno che voglio visitare! é un pazzo! Lo voglio conoscere! Fa vini naturali! Ma oggi è la vigilia di capodanno, non c’è verso sia aperto.)

“CALL HIM NOW! And tell him you brew spontaneous fermentations!” (CHIAMALO ADESSO! E digli che anche te fai fermentazioni naturali!)

Su google-maps dice che è aperto e chiuderà alle 15:30, e sono le 15:10 di Domenica 31 dicembre, di sicuro è chiuso. Il telefono squilla…due, tre volte.. risponde:

M “Pronto?”

T “Ciao, mi chiedevo se è possibile venirti a trovare oggi.”

M “Oggi? E quando scusa? In teoria tra 20’ chiudo, e oggi non è manco passato nessuno.”

H “DIGLI CHE SEI UN BIRRAIO E CHE BIRRE FAI…JESUS!”

T “Guarda, anche io faccio fermentazioni naturali, con erbe ecc. e penso che potremmo avere un sacco di cose di cui discutere..”

M “Tra quanto puoi essere qui?”

T “20/25’?”

M “Dai, ti aspetto. Tanto a me della fine dell’anno frega poco.”

Pronti in 5’, tornato a guidare quello scooter 125cc come quando avevo sedici anni ed ero in ritardo per il compito di storia, e con la navigazione di Heather, eravamo li in 25’.

Ad aspettarci un cane, ed intravedemmo Mark dalla porta, seduto al tavolo nella sua cantina. Scendiamo dal motorino, lui esce, ci togliamo il casco, e lo lasciamo sulla sella, insieme allo zaino e facciamo per entrare.

M “Non ci provate neanche.”

Guardo Heather e lo guardo con il mio classico sguardo storto.

T “Che faccio prendo lo zaino?”

M “Prendete anche i caschi. Cioè, a me interessa poco. Ma se li volete ancora dopo la degustazione vi consiglio di portarli con voi. Lo sanno che qui passano gente non della zona.”

Prendiamo tutti nostri averi e ci invita ad entrare nella sua casa/cantina. Sembra che passi li dentro la maggior parte delle sue giornate. C’è una lunga tavola, una tovaglia rossa e su di essa tre grandi calici, un po’ di olive, dei pomodori secchi, una boccia d’acqua e una bottiglia d’acqua:

M “Sedetevi. Anche i pomodori e le olive sono mie.”

Prendo un’oliva, me la metto in bocca, mi giro verso Heather: “Cazzo. Buona!”(in francese). Lo capisci da un’oliva ben fatta quando sei nel posto giusto. E dentro di noi, sapevamo che eravamo finiti “casualmente” in uno di quei posti, di quelle situazioni, che piacciono a noi. Ho detto “casualmente”, perché in realtà, tanto casuale non è. È invece, non essere rigidi, accettare ciò che viene, cogliere le opportunità che ti arrivano di fronte – dire si invece che no. A noi piace fare così, a noi piace dire di alle condizioni non normali.

Lo capisci da un’oliva ben fatta, che sei finito nel posto giusto. 

Torna indietro verso il tavolo, si siede, apre la bottiglia di vino, con calma. Non gli interessa di creare uno di quegli strani momenti di silenzio tra sconosciuti, in cui le persone di solito si sentono a disagio. Silenzio, lentezza. Sembra ci voglia mettere alla prova. 

Ma noi passiamo il test. Non sentiamo il bisogno di rompere il suo volontario silenzio e siamo lì, in quel momento con lui. E lui capisce e aggiunge:

L’ho capito dalla telefonata che era uno di quei momenti. Mi fido del mio istinto.”

Versa il vino – è un bianco molto carico. Si vede che ha dato anche al vino la possibilità di esprimersi nel tempo. Lui non ha alcuna fretta, rispetta i tempi.

Prima di prendere il bicchiere in mano, prende la sua pipa e ci chiede:

M “vi da noia se fumo?”, e neanche dandoci il tempo di rispondere la accende:

era una domanda retorica. Questa è casa mia, e se voglio fumare, fumerò”. Inizia a parlare.

Non ci metto niente dentro, siamo troppo scollegati dalla terra, pensiamo che queste cose non siano più importanti. In tanti provano ad usare il Qvevri – è davvero economico, costa molto meno della terracotta, ma poi dopo poco lo abbandonano tutti. Non lo sanno usare.

Io ho tutte le mie idee. Nessuno mi ha insegnato. Ho sentito cosa dovevo fare, e adesso sono qui.” Si riaccende la pipa.

T “Che cos’è il qvevri?”

M “È il metodo che usano in Georgia per fare il vino da migliaia di anni. Prima di Gesù Cristo, migliaia di anni prima. Pensi che non avessero capito come si fa? Quale è il vero metodo? Ah….Io ho le mie idee.

Mi passa un pezzo di qvevri.

M “Non è pura argilla, con cui fanno la terracotta dalle tue parti. È una miscela contenente metalli nobili..oro, argento… L’unico problema è che se usi pesticidi, o qualsiasi altra molecola chimica sintetizzata, ti va tutto a male. È una sinergia, è energia della terra, è orientare le fermentazioni. Pensate che sono pazzo vero? Ma alla fine che ne so io (e si accende la pipa). Questo è un prodotto della terra, che assorbe la sua energia, e ce la trasmette. È l’unico modo che abbiamo per veicolarla dentro di noi. Non è solo vino cazzo.

E a questo punto, arrivarono due suoi amici maltesi. Un ragazzo rasta sui vent’anni ed un altro rasato, pompato e tatuato sui 25 – accoppiata alquanto strana. Una di quelle che stanno insieme solamente perché hanno qualcosa in comune.

M “Si, lui mi vende l’erba (appunto), e spesso viene a bere un po’ di vino e a fare due chiacchiere.

Loro si presentano, si siedono, e Mark porta un’altra bottiglia di vino. Questa volta la ceralacca è verde e l’etichetta recita “Sacrum – CBD Natural Wine”.

Ecco.

M “C’è anche del THC dentro.”

Meglio.

M “E altra roba, che se ci è finita dentro è stato inconsapevolmente.”

Ancora meglio.

Il vino è davvero pulito ed equilibrato, con una astringenza tannica molto armonica.

Le parole si fanno allungate e contorte. Finita la bottiglia, siamo pronti, battezzati, per entrare nella vera cantina – sottoterra. Ci sono una ventina di qvevri di diverse misure, tutte sotterrate fino al collo da una particolare tipologia di sabbia. Alcune sono piene ed alcune no, perché, come dice Marc:

Alcune non mi sembrano ancora pronte, quindi le lascio li. Non ci sono regole; nessun disciplinare, solo vibrazioni ed idee. Quest’anno non ho neanche potato le vigne, per la mia condizione generale, poi non si trovano bottiglie, le spedizioni costano un occhio della testa. Non ci sono le condizioni per fare. E se non ci sono le condizioni io non faccio. E ve lo dico, se non recuperiamo quest’anno, entriamo in un ciclo di 10’000 anni di sventure, che non ci riprendiamo. Ma che ne so io. Non mi ascoltate. Ho anche fiducia comunque. Le nuove generazioni sono molto più conscie di quello che eravamo noi. Le nuove generazioni sono sensibili a queste vibrazioni naturali. È come se si fossero svegliati finalmente dal torpore degli ultimi decenni. Le streghe stanno tornando, e per streghe non intendo “witches” all’americana, ma le streghe vere, quelle italiane (si rivolge a me) – e tu sai che intendo.

Brivido lungo la schiena, e rispondo involontariamente:

“Si, lo so cosa intendi.”

 

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